Green Washing: riconosci quando di verde non c’è nulla

Green Washing: riconosci quando di verde non c’è nulla

Negli ultimi anni,  le parole BIO e NATURALE vengono spesso utilizzate non solo per prodotti biologici e naturali certificati, ma impropriamente anche per taluni che non lo sono. Il tipo di comunicazione adottata da coloro che ne fanno un uso non corretto è volto esclusivamente ad una maggiore vendita del prodotto, fatto passare per “migliore” e naturale. Infatti, non è attualmente vietato da nessuna normativa, inserire queste parole e definire un olio puro 100% e bio o naturale, anche se magari di prodotto veramente bio c’è solo un 1% (e tutto il resto magari sono parabeni e peg).

Questo tipo di marketing e meccanismo confusionario viene definito Green Washing ovvero “pulire via con il verde“. Taluni prodotti, che di verde e benefico non hanno assolutamente niente, vengono letteralmente “puliti” grazie a campagne di marketing e comunicazione volte ad associare parole (come biologico, bio, sano, naturale, ecologico) con colori e simboli (il classico colore verde, l’alberello sullo sfondo, un bambino che sorride).

Il Green Washing è la strategia, con la quale un’organizzazione attua un’ingiustificata appropriazione di virtù ambientaliste e naturali finalizzata esclusivamente a creare nella mente del consumatore un’immagine positiva di un prodotto o servizio.

L’obiettivo è chiaro no?  Sano e buono = immagine migliore = vendere di più.

(fate attenzione però a non confondere il Green Washing con il Green Marketing che è tutt’altra cosa)

Informarsi è sempre la scelta migliore greenwashing

Come sempre, è importante quindi INFORMARSI. Se state acquistando un prodotto dove c’è scritto “biologico”, potete essere sicuri che lo sia veramente solo se, nell’etichetta sono presenti i marchi di certificazione biologica riconosciuti di cui abbiamo parlato qui.

Prestate attenzione: ci sono talune organizzazioni che si creano “certificazioni ad hoc” ovvero realizzate da loro stessi senza alcun riconoscimento esterno o da parte di organismi certificati. E’ fondamentale conoscere e saper riconoscere le vere certificazioni da quelle auto-realizzate e attribuite.

Ovviamente non è detto che il prodotto sia nocivo o non sia ecologico e naturale. L’importante è però come sempre, essere consapevoli e capire quando il prodotto è veramente buono e quando invece di buono c’è solo la campagna di marketing attuata. 

Non fatevi quindi ingannare, andate a fondo e verificate l’etichetta anche grazie alla nostra infografica da cui potrete subito capire se gli ingredienti contenuti sono nocivi o meno!

Di seguito trovate gli indicatori che Futerra Sustainability Communication (2009) attribuisce ad una campagna di Green Washing:

  • Rendere “green” un prodotto che non potrà mai esserlo (es. sigarette o benzina)
  • Il linguaggio utilizzato è ambiguo: eco-friendly, bio (senza certificazione), 100% green etc.
  • Il prodotto è ecologico o eco-compatibile ma non lo sono i processi e le modalità attuate per realizzarlo (es. sfruttamento di manodopera a basso costo in paesi sottosviluppati senza alcun beneficio per la comunità locale)
  • Immagini suggestive ma fuorvianti 
  • Irrelevant claims ovvero sottolineare una piccolissima caratteristica “green” quando tutto il resto non lo è
  • Best in class: ritenersi i migliori  in termini di sostenibilità e non esserlo affatto
  • Utilizzo di termini e informazioni tecniche che solo gli esperti del settore possono comprendere
  • Usare certificazioni non riconosciute realizzate ad arte per la campagna
  • No proof: ciò che viene detto potrebbe essere vero ma non ci sono prove 
  • Dati e analisi non realistiche o inventate

Esempio di Green Washing

Eclatanti sono state le pubblicità di note acque minerali le quali, dichiaravano tramite messaggi subliminali, e immagini “green” di verde e foreste, obiettivi di sostenibilità ed ecologici non veritieri. Con parole come “riduzione dell’impatto ambientale”/ “risparmio ecologico”,  e con l’obiettivo di fissare nella mente del consumatore benefici in termini di riduzione dell’utilizzo di plastica e rispetto dell’ambiente grazie ai loro prodotti, queste campagne erano basate su dati non veritieri e statistiche inesistenti senza alcun fondamento (vedi https://www.green-mktg.com/il-greenwashing-in-italia/ ) .

Possiamo citare inoltre tante campagne di detersivi, cosmetici, bagnoschiuma e prodotti per la casa che promuovono tanto “green” e “bio” quando in realtà di tutto ciò c’è ben poco.

Verificate voi stessi: fate caso alle pubblicità che ogni giorno vedete e verificate se il prodotto è davvero “green” o sono soltanto tentativi di Green Washing.

 

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